Alfredo Binda

Alfrdo Binda, nato a Cittiglio nel 1902, è stato definito il più grande corridore su strada fino all’arrivo di Fausto Coppi (Cit. Ferretti e Frasca 2008).

Figlio di un imprenditore edile, impara il mestiere di stuccatore e si trasferisce in Costa Azzurra, dove conquista i primi successi:  il 4 marzo del 1923 vince la Nizza-Mont Chauve davanti a Costante Girardengo e Tano Belloni.

Nell'autunno del 1924, proprio grazie all’interessamento di  Girardengo, Binda rientra in Italia per disputare il Giro di Lombardia.

Il debutto è promettente e la Legnano lo assume, presentandolo al Giro d’Italia del 1925 nella formazione che ha per leader Brunero.

Vince il Giro del 1925 e arriva secondo nel 1926 solo a causa di una caduta. Si aggiudica la vittoria anche nei tre anni successivi, dominando la corsa, tanto che, pur di non farlo gareggiare all’edizione del 1930, la Gazzetta gli promette il premio di 22.500 lire spettante al vincitore. Proposta che Binda accetta.

Nello stesso anno vince però il suo secondo titolo Mondiale: già trionfatore nella prima edizione (1927) davanti a Girardengo, questa volta precede Learco Guerra.

Nel 1932 vince nuovamente il Mondiale e torna a vincere il Giro d’Italia.

Nel 1936 partecipa alla  Milano-Sanremo con il desiderio di vincere e chiudere in bellezza la sua grande carriera. Durante la corsa, a causa dell’asfalto bagnato, scivola e cade fratturandosi un femore.  Questo episodio segna il suo ritiro definitivo dalle competizioni.

Conquista però altri importanti successi come c.t. della nazionale italiana, ruolo che ricopre per ben dodici anni. Lo si ricorda soprattutto per aver condotto alla vittoria del Tour de France Gino Bartali (1948), Fausto Coppi (1949, 1952) e Gastone Nencini (1960).

Un anno dopo la sua morte, nel luglio del 1986,  l'amministrazione comunale di Cittiglio e la famiglia, per tenere vivo il suo ricordo, gli dedicano un museo in cui sono conservati numerosi cimeli e documenti che consentono di rivivere vita e imprese del famoso ciclista.

 

Fonti: Wikipedia, cinquantamila.corriere.it